Gli YouTuber devono pagare le tasse?
Postato da Simone Parolari il 31 Jul 2014 - 11:49 PM | In Curiosità, In Evidenza, Socialnetworks, Video | Con 0 Commenti

Introduzione

 

Sembra che sia parte della nostra vita da sempre ma in realtà YouTube è online soltanto dal 2005 e da quando è stato acquistato nel 2006 da Google è cambiato molto.

È cambiato soprattutto l’utilizzo di questo media: se inizialmente veniva utilizzato soltanto per caricare canzoni, video personali o film, poi, con l’applicazione di politiche di protezione del diritto d’autore, è diventato sempre più un posto dove ognuno potesse avere il suo canale “televisivo” personale.

La libertà di espressione e la possibilità di raggiungere grandi bacini di spettatori hanno fatto il resto. Nel giro di pochi anni sono proliferati i canali creati e Google ha iniziato ad offrire ai canali di maggior successo la possibilità di monetizzare le visualizzazioni.

Non è un caso quindi che oggi la televisione tradizionale inizi a vacillare al cospetto di questo trend. A favore delle “Social Content Sharing” c’è anche una differenza sostanziale. La TV è monodirezionale, mentre i siti come YouTube invece sono Bidirezionali. Lo spettatore può interagire direttamente, può commentare ed esprimere il suo apprezzamento o meno per i contenuti di cui fruisce.

Anche per gli inserzionisti e Google i portali di questo tipo sono una manna dal cielo. Il fatto che gli spettatori siano registrati e profilati offre l’occasione a Google di poter offrire un servizio di pubblicità perfettamente targettizzato sul suo pubblico.

Come si poteva facilmente prevedere quelli che inizialmente erano soltanto canali diappassionati che mostravano al mondo cosa “sapevano fare”, sono diventati veri e propri canali televisivi a pagamento.

L’unica differenza è che invece di pagare un canone mensile come per le pay-tv paghiamo attraverso la visualizzazione di spot di 20 secondi prima dei video.

Anche in Italia questa corrente si è rinforzata negli ultimi anni e abbiamo potuto vedere centinaia di canali nascere, crescere ed in alcuni casi morire. Esistono canali per praticamente qualsiasi cosa, dalla creazione di uccelliere in legno a video sui videogames appunto.

I protagonisti di questi canali, per i quali è stato coniato il termine “YouTuber” sono diventati dei veri e propri VIP. Ci è capitato, ad esempio, di vedere all’ultimo GamesWeek a Milano un sacco di persone che chiedevano gli autografi a questi “eroi del web”.

Ci sono video su YouTube che contano un numero di visualizzazioni pari alla metà dell’intera popolazione italiana

Nel mondo del gaming in più sono nate anche altre piattaforme prettamente dedicate aivideogiochi, come Twitch per fare un esempio, e anche le console di “nuova generazione” hanno voluto implementare delle funzioni di condivisione facilitata delle immagini e video di gioco.

Alla luce di quanto detto ci siamo iniziati a chiedere: “Quanto può guadagnare uno YouTuber in un anno?”Abbiamo chiesto un po’ in giro e con nostro grande stupore abbiamo scoperto che a volte si parlerebbe anche di cifre a cinque zeri.

A questo punto in un momento in cui quotidiani, telegiornali e politici parlano di lotta all’evasione fiscale ci siamo chiesti se chi guadagna “attraverso internet” si trovi una sorta di “paradiso fiscale” o se sia come un vero e proprio canale televisivo soggetto all’Agenzia delle Entrate.

Poiché si parlava di un argomento molto delicato e non ci piaceva improvvisare abbiamo voluto avvalerci del parere di un legale al quale abbiamo fatto qualche domanda. Le risposte che abbiamo ricevuto sono molto interessanti e fanno riflettere molto. A conti fatti sembra che i soldi su internet non siano poi così “facili”.

È per questo che ci siamo rivolti a Valentino Spataro, consulente legale in nuove tecnologie e amministratore del sito Civile.it.

Intervista

Gamemag: Twitch e Youtube sono ormai un fenomeno su larghissima scala che coinvolge moltissimi giocatori. Alcuni degli streamer sono diventati delle star e riescono a guadagnare tantissimo, anche decine di migliaia di euro in certi casi in Italia. Volevamo chiederle, quindi, se a livello normativo bisogna pagare delle tasse su questi introiti.

Valentino Spataro: Nel 1993 scrissi nella mia tesi di laurea sulla tutela del software che, guardando lo sviluppo del settore dei giochi, era facile prevedere che i giochi sarebbero finiti in televisione. I problemi che sollevai allora sono rimasti quasi gli stessi, con poche significative aggiunte. Questo per dire che le attività svolte in qualsiasi modo, anche su internet, rientrano tra le attività che il diritto e il fisco ritengono soggette alla legge. Insomma: non c’è un paradiso fiscale solo per essere su internet. Si applicano le stesse leggi delle tradizionali attività. Ma questo sembra sempre più un dato di fatto conosciuto da chi lavora nel settore.

Gamemag: Come dovrebbero fare la dichiarazione gli Youtuber?

Valentino Spataro: Il tema è decisamente importante. La risposta deriva da come si imposta il proprio lavoro di streamer. Cosa è prevalente? L’abilità di gioco? La selezione dei giochi? Le review? Gli aggiornamenti/notiziari?

Come sappiamo bene moltissimi canali su YouTube organizzano contenuti per presentare i propri giochi. Altri per farne recensioni. Altri per condividere i video prodotti dai giochi (e favorire la viralità), quindi con finalità di marketing. Stiamo parlando di attività molto varie: vere e proprie televisioni via cavo, oppure notiziari dal mondo del gaming, oppure semplici mashup, oppure ancora commenti tecnici per finire ai contenuti autopromozionali del gamer a fini di personal branding.

Bisogna guardare il “perché”. Ne parlo spesso con collaboratori e clienti. Il perché è l’anima di tutto quello che facciamo. È quello che ci porta a fare (e vendere) la nostra professionalità in un modo unico. Ugualmente per qualificare l’attività svolta dal gamer.

Un trucco? Cercare di spiegare la propria attività come se stessiamo parlando a nostra nonna. Saremo costretti ad arrivare all’essenziale senza paroloni moderni. A quel punto capiremo anche in quale codice di attività rientriamo all’apertura della partita iva.

Gamemag: A cosa potrebbero andare incontro se non stanno attenti dal punto di vista normativo?

Valentino Spataro: Con un fatturato (anche in nero) superiore ai 100.000 euro si hanno gli stessi adempimenti di Mediaset. Grazie alla lungimiranza del legislatore italiano, durante il recepimento della direttiva europea sulla televisione abbiamo fatto diventare ogni canale video curato editorialmente una televisione come canale 5. Con necessità di giornalista direttore responsabile, iscrizione al ROC presso l’agcom e altre amenità varie.

Con fatturato inferiore ai 5000 euro è necessario aprire la partita iva ma non la posizione previdenziale (che strozza tutti i giovani italiani più del fisco). Questo per iniziare. Le leggi sono le stesse dell’arrotino. L’errore comune, perché la scuola ancora non insegna a diventare imprenditori, è credere di poter essere concorrenziali sul mercato perché si può offrire un prodotto a prezzi inferiori. In realtà i prezzi salgono per gli adempimenti di legge. Oltre ai problemi fiscali o di autorizzazioni televisive, ci sono quelli comuni legati al diritto d’autore e alla concorrenza sleale (sfruttando commercialmente prodotti altrui).

Gamemag: È presente un buco normativo? Vale la regola dei 5 anni per lo stato per rivalersi di questi crediti?

Valentino Spataro: Penso che non si parli di crediti ma di tasse da pagare. Attenzione: i 5 anni sono un criterio, ma ci sono anche sanzioni penali a seconda dei casi. Mi aspetto comunque che se si fa affidamento ai 5 anni si sbagli. I primi anni sono quelli dove si guadagna meno, gli ultimi di più. Confidare di farla franca è un pessimo investimento, perché mette a rischio il lavoro presente.

Pensate di investire tutto in un’attività, e poi scoprire che non potete più esercitarla perché non avete pianificato un aspetto che curano tutti coloro che lavorano oggi. E la vostra professionalità come la spenderete?

Si tratta di investire su sé stessi e sul proprio futuro. Poi, per taluni aspetti, la durata e la decorrenza del dovuto cambia. Il commercialista dovrà essere il vostro punto di riferimento.

Gamemag: Molto spesso si tratta di guadagni ottenuti tramite donazioni, soprattutto nel caso di Twitch. Per le donazioni, ci sono differenze rispetto ai guadagni tramite YouTube?

Valentino Spataro: Il tema delle donazione l’ho affrontato anche io. Ci sono due valutazioni: pratiche e legali. Sotto il profilo pratico le donazioni sono basse, contenute, e non adatte a reggere una professione. Lo si fa per passione e non per lucro, senza organizzazione di impresa? Pigliatevi le donazioni e amen. Se superate però non solo una soglia di guadagni (non definibile a priori, diciamo pochissime migliaia di euro), ma anche di organizzazione d’impresa (contatti con fornitori e produttori) e di tempo e di mezzi, allora aspettatevi che il fisco e l’inps non credano più al fatto che siete solo degli aitanti amatori. Dovrete convincere loro, non me. Sotto il profilo pratico, superati i 5000 euro, Paypal vi chiederà l’identificazione ai fini dell’antiriciclaggio.

In questo senso non ci sono molte differenze per il fisco italiano. Dovete giustificare voi i soldi che vi entrano. E se confluiscono tutti sul vostro conto personale, dovrete rendere conto di tutti i movimenti personali. Quindi?

Consiglio a tutti di iniziare senza incassare soldi. È più facile e meno rischioso. Se ci si rende conto di essere apprezzati, organizzare l’attività d’impresa prevedendo di fatturare abbastanza per pagare un commercialista, qualche consulente per problemi quotidiani e le tasse.

Chi lo fa per primo sbanca il banco. Continuo a credere, dal 1993, che il settore possa offrire possibilità a chi abbia costanza e professionalità. Magari partendo anche da semplici podcast sul gaming, magari un domani vendibili alle radio.

Il primo passo? Chiedersi quanto lo si fa per divertirsi, quanto per fare esperienza, quanto per fare soldi. Trovata la risposta, farsi almeno una breve formazione d’impresa, giuridica e fiscale. Altrimenti si costruisce una prospettativa di futuro sulla sabbia.

Gamemag: Se la persona che percepisce questi soldi è minorenne e non dichiara il fisco su chi si rivarrà?

Valentino Spataro: La regola generale è che i genitori rispondono dei figli. Siccome dubito che un figlio abbia un conto online senza che i genitori ne sappiano nulla, credo che la questione coinvolga persino direttamente i genitori per quello che fanno i figli. I genitori si potrebbero trovare a giustificare ogni entrata effettuata sul conto in appoggio, senza escludere un controllo anche sugli altri.

Gamemag: A cosa va in contro un ragazzo che guadagna diciamo 25.000 euro all’anno e non li dichiara?

Valentino Spataro: Dubito che tanti soldi passino inosservati, e visto che vengono tutti tracciati, dipende da dove arrivano questi soldi e a chi arrivano. Siccome molte operatori scelgono paradisi fiscali, ci si può trovare anche con dei problemi seri se non si rispetta la normativa sul riciclaggio, ed in particolare la particolare procedura per segnalare ogni pagamento che arriva dall’estero e dai paradisi fiscali. Inoltre, da dicembre 2013, una norma parzialmente disapplicata (non chiedetemi perché, è bastata una dichiarazione ministeriale …) rischia di applicare una trattenuta elevatissima sui bonifici in entrata dall’estero. La vostra banca sarà felice … di darvi maggiori informazioni.

Gamemag: Ci sono delle soglie oltre le quali le cose si fanno più pericolose?

Valentino Spataro: In generale la prima soglia è di 2000 euro, la seconda di 5000. La regola è che avendo un’impresa, anche se si fanno debiti, bisogna avere una partita iva. Se poi si fanno anche utili …

Gamemag: Che differenze ci sono tra Italia e Stati Uniti in questa materia?

Valentino Spataro: Io credo che il consolato sarebbe entusiasta di rispondere … In generale alla maggiore libertà d’impresa corrisponde qualche limite per noi che diventiamo immigranti negli USA. Esiste un problema di visto.

Le differenze sono culturali, pratiche e giuridiche. Ricordo che in Europa abbiamo diritto di stabilirci, da Europei. Altrove, no. Dovessi espatriare considererei seriamente la Romania per il numero di italiani già presente, l’amore che hanno per la nostra terra, e i costi bassi. Si potrebbe lavorare come in Italia, ma a costi contenuti, senza problemi di fuso orario (andate a spiegare ad un partner americano che siete l’unico di una conference call con problemi di orario) e anche volare non è lungo.

Per il resto non bisogna credere che in Italia non si possa fare nulla. Si può anche iniziare a lavorare con l’estero da qui, fare i pendolari per un po’ e poi valutare se le radici messe all’estero consentono il salto. Se avete meno di 20 anni immagino che si possa saltare ogni remora e buttarsi. Consigliano tutti di iniziare facendo un po’ di volontariato, all’estero fa curriculum e permette di capire la mentalità da un osservatorio privilegiato.

Ultima nota sotto il profilo fiscale. Anni fa alcuni hanno iniziato aprendo un conto negli USA, senza pagare le tasse né là né qui. Lasciate perdere. Oggi gli accordi di scambio sono molto più attenti. Evitate persino i bitcoin per fare queste cose. È il modo migliore per crearsi più problemi invece di trovare soluzioni.

Un’ultima considerazione: guardate i contratti che firmate, e se anche raccogliete tanti soldi ora, non escludete di fare qualcosa di vostro su un vostro sito. Pensate a costruire la clientela, non solo a fare soldi portando i clienti su piattaforme da dove vi possono estromettere senza tanta difficoltà. È un discorso più ampio, e purtroppo pochi fanno formazione su questo punto.

di Rosario Grasso ed Alessandro Oteri per Gamemag

Lascia un commento

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>